Flavio Lucchini

TOYS

30/03/2017 - 30/04/2017


L’artista che gioca con i cubetti dei bambini
“Per 40 anni ho avuto casa a Parigi e per 10 anni, gli ultimi, ho abitato in St.Germain. Quasi sotto casa c’era e credo ci sia ancora un bellissimo negozio di giocattoli. Non solo di giocattoli banali e commerciali, ma anche intelligenti o strani, creati da veri artisti che prendono ispirazione da tutto il mondo che ci circonda, dalle guerre stellari a quelle tradizionali, alle automobili e a tante altre cose che i bambini vedono tutti i giorni. Non parliamo di quello che i creativi inventano per le bambine.
Io sono sempre stato attirato dall’infanzia fin da quando ancora universitario, con un amico già laureato in filosofia facemmo degli esperimenti d’arte infantile in un asilo modello a Mantova. Erano gli anni ’40. Rigirandomi in questo negozio sono rimasto incantato da tutto quello che si può comprare.
Non puoi trattenere un sorriso se penso all’ingenuità dei bambini catturati da queste tentazioni. Tutte cose fatte da grandi per i piccoli. Creativi che si fanno piccoli per realizzare i sogni dei bambini, e che immagino felici come loro per le loro trovate. Sogno e poesia difficile trovare nell’arte di oggi.
Bisogna risalire a Marc Chagall (1887-1985) per “sentire” la poesia dei suoi musicisti, del circo, del suo mondo fiabesco, mistico e umoristico. Oppure a Jean Dubuffet (1901-1985) un artista che sosteneva che i valori accademici sono un impedimento per l’uomo per esprimersi in modo personale e originale. Il rifiuto dei generi e dei codici, l’abbandono di qualsiasi stile è stata la sua scelta per tanti anni. Per tornare al mio negozio, ho scoperto che i “creativi” di giocattoli spesso sono dei veri artisti che usano il linguaggio e le forme dell’arte contemporanea come fonte d’ispirazione.
Mi sono anch’io con piacere fatto bambino. Ho inventato delle varianti delle amate “costruzioni in legno” di una volta per inventare dei totem che ricordano la moda e le modelle con l’occhio dell’infanzia.
Questi piccoli Toys li vedo piccoli ma anche grandissimi come sculture enormi da collocare in esterni. Con i miei occhi di bambino più sono grandi, più le vedo fantastiche, colorate e allegre. Basta tristezze. Ho pensato a Picasso che sorrideva sempre. Tutto quello che faceva era un gioco”.

Flavio Lucchini

 

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